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Riflessioni un po’ più lunghe per approfondire alcuni argomenti che ho trovato interessanti

Breve storia del web e del perché (spero) in futuro vinceranno le relazioni

Vi hanno sempre detto che il Web è gratuito e che potete accedere a miliardi di informazioni senza alcun costo. Vi hanno mentito.

Io stesso ad esempio per mantenere questo sito web devo pagare il dominio ed il servizio di hosting che ospita queste pagine. Per me è una sorta di hobby, mi piace ed in cambio non vi chiedo di pagare nulla. Il vostro unico “costo” è unicamente quello di investire un po’ di tempo nella lettura di quello che scrivo.

All’inizio Internet era proprio questo: un luogo dove istituzioni pubbliche, ricercatori e hobbisti pubblicavano pagine web per divertimento oppure mantenevano BBS, forum, partecipavano a mailing-list e pubblicavano i propri annunci su newsgroup più o meno di nicchia.

Poi sono arrivati i motori di ricerca che promettevano di organizzare le informazioni online in modo tale da rendere più fruibile il recupero di contenuti presenti nella rete.

A questo punto molti si sono accorti che, comparendo in cima alle ricerche, potevano avere più visibilità di altri e hanno iniziato a scrivere non soltanto per passione, ma anche per denaro (attenzione, non c’è nulla di male in questo!). Nascono i primi blog, i siti informativi ed iniziano a fiorire gli e-commerce. I motori di ricerca si rendono presto conto di avere in mano la chiave di accesso alle informazioni: per coprire i costi dei loro servizi ed iniziare a guadagnare, incominciano a privilegiare alcuni contenuti rispetto ad altri, inserendo delle pubblicità all’interno dei risultati delle ricerche e usando dei banner pubblicitari remunerativi. Ci guadagna l’inserzionista che vede aumentare il traffico sul proprio sito web e di conseguenza riesce a monetizzare i propri sforzi, ci guadagna il sito web che inserisce la pubblicità venendo pagato per il numero di click ed il numero di visualizzazioni del banner e ci guadagna il gestore del circuito pubblicitario che spesso è colui che intasca più soldi degli altri.

Ad un certo punto nascono i social network: promettono di metterci in contatto con i nostri amici, parenti e compagni di classe gratuitamente. Dunque perché non farsi un account e spammare i nostri contatti chiedendo di entrare anche loro in questi nuovi e bellissimi servizi? Man mano che diventano sempre più grandi questi social network iniziano a cercare modi per poter stare in piedi economicamente. In realtà non è molto difficile: conoscono già le vostre preferenze, i vostri dati anagrafici, i vostri amici, inoltre possono estrapolare informazioni da quello che postate e condividete. Le pubblicità non sono più generaliste, diventano mirate, targettizzate così che possiate comprare quel bellissimo ciondolo vintage tanto di moda o la pappa multivitaminica per il vostro gatto.

Ormai la transizione è completa: state passando dall’essere degli utenti del web a dei potenziali clienti da accalappiare in qualche modo.

Manca ancora qualcosa però.

Orientarsi tra tutte le proposte non è semplice ed i social network hanno creato dei super-utenti che sono seguiti da migliaia di follower. Perché non sfruttare la loro notorietà? Ecco che queste figure chiamate influencer entrano in scena. Le aziende capiscono che possono utilizzarli come dei moderni piazzisti. Fioriscono collaborazioni e link di affiliazione.

Come se non bastasse nascono nuovi servizi online che servono per gestire altri servizi che si poggiano su altri servizi. Fiorisce la “subscription economy”.

Ma non era tutto gratis?

Nel frattempo la tecnologia avanza ed arriviamo ai giorni nostri. L’Intelligenza Artificiale inizia a spuntare un po’ ovunque e per pagarne il costo (che strano eh???) ci sono altri abbonamenti da sottoscrivere e già si parla dell’inserimento di pubblicità a pagamento nelle risposte dell’Intelligenza Artificiale stessa.

Come abbiamo smesso di aprire un enciclopedia in formato cartaceo al posto di Wikipedia, presto smetteremo di navigare sul web visto che l’Intelligenza Artificiale ci consegnerà una risposta fatta e finita senza fare la fatica di andarci a spulciare qualche sito online.

Iniziano a tremare le fondamenta del web?

Un sito famoso come Badtaste ha da poco comunicato la cessazione delle proprie pubblicazioni dopo circa 20 anni.

Creare un Fake Influencer è un gioco per ragazzi, molti si stanno già cimentando anche in questo. Produrre contenuti tramite l’Intelligenza Artificiale è infatti semplicissimo ed il rischio ormai è quello di far generare dall’IA materiale sulla base di altro materiale precedentemente generato sempre dall’IA. In pratica stiamo entrando in un loop infinito di contenuti non pensati e generati dall’uomo.

Internet è finito?

Forse, ma credo che possiamo ancora fare in tempo a salvarlo. Coltivate relazioni con altri utenti, pubblicate contenuti vostri, pensate con la vostra testa, non uniformatevi e partecipate in modo personale ed unico alla rete.

Small Language Models

There is a lot of hype around LLM (Large Language Models), the technology behind artificial intelligence, but less interest in SLM (Small Language Models).

I think this is due to the fact that LLM can use cloud services to be used anywhere (you just need an internet connection).

But there are scenarios where there is no connection available or you want to avoid using the cloud for privacy reasons.

That’s why I believe Small Language Models is a very promising technology.

Think about small devices that can use specialized SLM to do things without being connected to the web. Another case study can be smartphones that use local artificial intelligence (on the device) without having to send their data to a cloud server.

Small Language Models can perform very specific tasks, providing people and companies with an off-grid solution.

It’s a very interesting technology and I’m very curious to see how it will be implemented.

Pay now and we'll see later

Recently, there has been a terrible trend in the tech industry: selling devices that WILL have great features. You pay them now, and they promise to bring you new functionalities in the future.
Rabbit R1, Humane AI Pin, Apple AI enabled features, Copilot+ PCs are only few examples of that.
It’s a shame that market is accepting this way of selling unfinished products.

Scegliere il giusto applicativo

Gli strumenti informatici sono sicuramente un potentissimo e valido aiuto per molte delle nostre attività quotidiane, possono aumentare la nostra produttività e semplificarci la vita.
Esiste però anche un “lato oscuro” di cui non si parla spesso.
Applicativi come Notion (non ce l’ho con loro, lo cito solo perché è un tool molto alla moda) consentono di gestire progetti molto complessi in maniera versatile e con grande libertà di configurazione.
Il fatto è che probabilmente al di fuori della vostra attività lavorativa sono strumenti che non sfrutterete mai appieno.
La conseguenza è che vi troverete sommersi da un sacco di opzioni / personalizzazioni / dati da inserire che dovrete gestire nel tempo.
Il rischio è quello di perdere più tempo nell’organizzazione del vostro sistema di quello che guadagnate dal suo utilizzo.
A me è successo più di una volta e da allora quando sento citati questi strumenti vado sempre con i piedi di piombo.

AI Browser's War

One browser to rule them all.

This seems to be a kind of mantra in the tech world. Companies have been fighting for browser supremacy since 1995 (eons ago, if we are talking about software).

The point is that your browser is your door to the Web.

Not surprisingly, browsers are now implementing Artificial Intelligence features into them so they can help you get information, article summaries, and more.

The price for this is likely to be our privacy and a major change in the way we use Internet.

Fostering an open social community

I’ve made a lot of small improvements to my blog recently.
I wanted to make my blog theme more personal and give people the opportunity to share my posts and leave comments. There’s still a lot of work to be done, but for now I’m quite happy with the results.
I believe a blog is a public space where people can come and go freely, but I want them to feel at home anyway. A cosy place they can return to whenever they want.
Building an open social community means giving people the opportunity to share and discuss ideas and thoughts. I think the social web is based on building connections between people and individual blogs can play a huge role in that.

Cos'è il Web intenzionale

Pochi giorni fa ho scritto qualche breve riflessione su un tema che intendo approfondire ulteriormente ovvero ciò che ho definito Web intenzionale.
Il concetto è semplice, ma neanche troppo banale. Tutte le volte che siete voi personalmente a decidere di quali contenuti fruire sul web state applicando il concetto di web intenzionale. Quando invece è un algoritmo / intelligenza artificiale a scegliere cosa proporvi state di fatto subendo una decisione che ha fatto quel determinato algoritmo per voi sulla base delle vostre preferenze passate o di una sua analisi interna dei contenuti al fine di proporvi la risorsa più pertinente.
Nulla di male, ma il risultato è che come utenti subiamo passivamente quanto deciso da un algoritmo governato da stringhe di programmazione inserite da un informatico probabilmente all’altro capo del mondo. Quanti contenuti interessanti e di qualità rischiamo di perderci in questo modo?
Partecipare alle discussioni di un forum online è web intenzionale, scrivere sul vostro sito personale è web intenzionale, leggere dei blog che apprezzate è web intenzionale.
Ovviamente oggi è difficile poter fare a meno degli algoritmi, tuttavia è necessario essere consapevoli del loro ruolo nel modo con cui accediamo alla rete ed occorre tenere sempre a mente che in definitiva contribuiscono a formare le nostre idee e pensieri.

Intentional web

Some weeks ago I read an interesting blog post by Manuel Moreale about “The social web”.

Manuel correctly clarifies that being social on the web does not mean you are part of the social web and that there is also a lot of misconception around IndieWeb definition.

How can we define a human web where there is no algorithmic filtering and where we can deliberately be part of?

That is the web I’m arguing for. A web that is intentional, where what you consume is curated by you and you alone, where connections with others happen because you made the conscious effort to connect. And at this point, I don’t fucking know how to call that web. Maybe “personal web”? I guess I’ll go with that from now on. - Manuel Moreale · The Social Web

I think calling it “personal web” is still confusing because even algorithms are tailored to be personal.

That said I’ve decided to use the term “intentional web” from now on.

Intentional web is the web that YOU choose to interact with:

  • Having your own website and blogging on it is intentional web;
  • Surfing the web personally choosing online content is intentional web;
  • Following sites with RSS is intentional web.

I want to be part of this kind of web.

re: I love getting older

A few days ago I came across an interesting post by Annie Mueller about getting older:

I remember having a conversation with my Dad right after I graduated college. So I was 22 and he was 52. I don’t remember what we were talking about but I remember when he looked at me and said, “You know, I still feel just the same inside as I did when I was 22.” - anniemueller.com

I was discussing the same thing with one of my colleagues last month and we came to the same conclusion, even though we’re getting older we feel the same as we did when we were much younger.

Probably our brain plays a big part in this, there are young people who seem old (not biologically but mentally) and other people who feel young even though they are in their eighties.

Is blogging a form of therapy?

I believe that blogging (writing) is a kind of good therapy.

You write things down and let your thoughts flow. When you are in a flow, words can come one after the other.

As I’ve written many times, I don’t write for an audience (though I’m very happy if you find my ramblings useful), but for the need to let my ideas flow freely.

Does that make sense to you?