Ross: l'IA agentica che ha ancora tanta strada da fare

Negli scorsi giorni ho provato Ross, l’intelligenza artificiale agentica di Fastweb + Vodafone. Il sito web la presenta come uno strumento indispensabile in grado di eseguire azioni online, come scrivere un post su LinkedIn per vostro conto o gestire operazioni sulla vostra casella Gmail.

Chi non lo sapesse, gli agenti AI rappresentano l’evoluzione del chatbot, in quanto riescono a compiere vere e proprie attività online. Il sito web non è molto chiaro nel spiegare come funziona Ross: in fondo alla pagina si menziona OpenClaw, quindi è possibile ipotizzare che si basi su una versione personalizzata di tale framework. Occorre infine specificare che, per attivare il servizio, è necessario inviare un documento d’identità per confermare la maggiore età. ☹️

In realtà, Ross non dispone di un’app standalone: dovrete chattare con lui tramite Telegram. Da evidenziare inoltre che, come per tutte le IA agentiche, è necessario fornire una serie di dati di accesso per utilizzarle (cosa che ho opportunamente evitato di fare). Il mio intento è stato unicamente capire cosa Ross sia effettivamente in grado di fare.

A tal proposito, si rende necessario un approfondimento: come tutti gli strumenti agentici emergenti in questo periodo, Ross necessita di un numero elevato di dati personali, il che rende il suo utilizzo problematico non solo dal punto di vista della privacy, ma anche della sicurezza informatica. Tanto che la società stessa scrive sul proprio sito:

Raccomandiamo a ogni utente di adottare un approccio di minimizzazione dei dati: quando possibile, utilizza informazioni anonime o pseudonimizzate negli input, evitando di condividere dati personali non necessari, in particolare dati appartenenti a categorie particolari, dati di minori, dati personali di terzi o contenuti coperti da obblighi di riservatezza. Condividi con ROSS solo le informazioni strettamente necessarie e coerenti con l’attività richiesta.

Questo è infatti il punto più critico di tutte le intelligenze artificiali agentiche come questa: per funzionare, necessitano di dati molto privati, il che le rende particolarmente appetibili per hacker intenzionati al furto di informazioni personali.

Per questo motivo le mie prove con Ross sono state molto basilari: ho chiesto di creare uno script con un cron job in grado di fornire una rassegna stampa giornaliera delle principali notizie tecnologiche delle ultime 24 ore dalle testate informatiche internazionali di riferimento. Purtroppo i risultati sono stati deludenti, nonostante abbia provato, con diverse interazioni, a fornire tutte le istruzioni necessarie. Forse ho sbagliato qualcosa? Probabile. Ma qui nasce il punto: questo è uno strumento proposto per privati e liberi professionisti che non necessariamente possiedono le competenze tecniche per il suo utilizzo. Anche il team di DDay.it ha riscontrato grossi problemi nel collegarlo ai propri servizi.

La mancanza di una documentazione chiara e completa costringe a interagire con Ross per capire cosa possa o non possa fare rendendo l’esperienza non fluida a mio parere.

Al termine di questi test la mia esperienza personale con Ross si è conclusa con questa mia richiesta all’agente AI:

Cancella tutti i dati su di me.

Per ora sono a posto così.

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